Il mondo è grigio, il mondo è blu

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Ancora meglio se blu ottanio con sfumature intense color verde bosco, rigogliosissimo.

E’ stato mentre cercavo il nuovo nome di questo blog, durante una cena a casa mia davanti a Ellsworth Kelly (così suona molto figo e più autorevole, ma leggi “in sala da pranzo, davanti alla parete la cui decorazione è ispirata al grande maestro dell’Hard edge painting“), che Alessandra mi ha raccontato di come si fosse innamorata a prima vista della casa in cui attualmente vive, e di quali acrobazie esistenziali le abbia fatto fare la vita prima di stabilircisi. La mia amica abita in un bellissimo palazzo di inizio Novecento a Torino e, nonostante l’appartamento risulti una sorta di miraggio al quarto piano senza ascensore, il salone ospita continuamente amici e amici di amici.

In questo tempio dell’accoglienza, di cui Alessandra è dea indiscussa, abbiamo deciso di ricavare uno spazio in cui raccogliersi nella lettura, nella progettazione del prossimo viaggio, nella contemplazione intima della bellezza dei propri sogni e della propria vita.

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Il risultato ha molto a che vedere con il titolo del post, non solo perché ascoltassimo Battiato durante i lavori. Ho riflettuto su quanto fosse necessario uscire dai deliziosi schemi geometrici e cromatici del pavimento, in cementine originali di forma esagonale di diverse tonalità di grigio, per riuscire a creare un ambiente contemporaneo e vicino alle esigenze di una vita libera e amante del colore.

Le pennellate rimangono aperte sul bianco di fondo delle pareti su cui spiccano rami di ciliegio in fiore, a ricordarci che i limiti non fanno bene alle relazioni umane e alle meravigliose, potenziali connessioni con l’ambiente in cui viviamo.

E che la primavera arriva, sempre.

P.S: Grazie Jessica, amica e amica di amica.

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Spaziomemoria

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“Spaziomemoria” è il nuovo nome di questo blog.

Lo scorso 16 febbraio, quando questo blog è nato dopo un lungo e accidentato travaglio, io mi sentivo madre orgogliosa di una creatura tutta mia e tutta nuova. Il nome che avevo scelto, “Lovethesign“, era il risultato di una personale riflessione sul mio amore per la pittura, intesa come gesto materico e segno umano, sempre vivo, impresso su un supporto e nei cuori di qualcuno. La lingua inglese mi aiutava, grazie a un facile gioco di pronuncia, a trasferire questo amore anche al design. Wow.

Peccato esistesse già. Se ti chiamano Mario e sei bambino o gatto va bene lo stesso, nonostante ci siano già tanti Mario bambino e qualche Mario gatto. Se sei blog no. E’ iniziata, così, la ricerca di un nuovo nome per la mia creatura: prima con lenta, frustrata rassegnazione, poi con crescente accanimento isterico. Di seguito gli esempi più significativi.

Il famigerato “giallo Torino” o “giallo Piemonte”, ottenuto dalla mescolanza di calce e ocra gialla, è stato eletto a colore simbolo delle “rinfrescate” domestiche a partire da metà Ottocento, quando iniziarono i primi lavori di restauro delle facciate settecentesche di molti palazzi cittadini e non, originariamente caratterizzate da tonalità più chiare. Non gialle, comunque.

Abbandonata la pericolosa deriva anti-Savoia e chiarito che un blog non poteva avere un nome lungo quanto un titolo di un film della Wertmuller, si è aperta una fase minimale e mistica dagli effetti inquietanti.

Tant’è. Interiora esisteva già, per fortuna. Come Festival Horror Indipendente però. Nonbianco, invece, chiudeva il breve e infelice excursus sui colori che mai avrei proposto e utilizzato nei miei lavori di decorazione.

L’immagine che apre questo post sfata ogni mio pregiudizio in merito: la credenza anni Cinquanta acquistata al Balon dopo un clamoroso colpo di fulmine, due soli minuti di consultazione con l’amica di turno e altri due di contrattazione con il rigattiere che l’ha eroicamente trasportata al terzo piano di casa mia, una volta in soggiorno non mi piaceva più.

Il parto del nuovo nome è coinciso con la seconda vita di questa credenza, di cui oggi sono ancora innamorata e in cui riconosco la bellezza delle forme insolite grazie al bianco con cui ho deciso di laccarla.

Non solo. Spaziomemoria è il risultato di una riflessione semiseria nata da serate trascorse con amici a scambiarsi memorie legate agli spazi che abitiamo e che abitano in noi. Creare nuovi spazi e nuove memorie in cui sentirsi bene, e raccontarne, è ciò che desidero fare.

E poi, solo lo spazio di archiviazione (memoria) di un dispositivo tecnologico a un certo punto finisce.

P.S: Arrivederci Mario, amico gatto di una nuova amica.