Il mondo è grigio, il mondo è blu

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Ancora meglio se blu ottanio con sfumature intense color verde bosco, rigogliosissimo.

E’ stato mentre cercavo il nuovo nome di questo blog, durante una cena a casa mia davanti a Ellsworth Kelly (così suona molto figo e più autorevole, ma leggi “in sala da pranzo, davanti alla parete la cui decorazione è ispirata al grande maestro dell’Hard edge painting“), che Alessandra mi ha raccontato di come si fosse innamorata a prima vista della casa in cui attualmente vive, e di quali acrobazie esistenziali le abbia fatto fare la vita prima di stabilircisi. La mia amica abita in un bellissimo palazzo di inizio Novecento a Torino e, nonostante l’appartamento risulti una sorta di miraggio al quarto piano senza ascensore, il salone ospita continuamente amici e amici di amici.

In questo tempio dell’accoglienza, di cui Alessandra è dea indiscussa, abbiamo deciso di ricavare uno spazio in cui raccogliersi nella lettura, nella progettazione del prossimo viaggio, nella contemplazione intima della bellezza dei propri sogni e della propria vita.

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Il risultato ha molto a che vedere con il titolo del post, non solo perché ascoltassimo Battiato durante i lavori. Ho riflettuto su quanto fosse necessario uscire dai deliziosi schemi geometrici e cromatici del pavimento, in cementine originali di forma esagonale di diverse tonalità di grigio, per riuscire a creare un ambiente contemporaneo e vicino alle esigenze di una vita libera e amante del colore.

Le pennellate rimangono aperte sul bianco di fondo delle pareti su cui spiccano rami di ciliegio in fiore, a ricordarci che i limiti non fanno bene alle relazioni umane e alle meravigliose, potenziali connessioni con l’ambiente in cui viviamo.

E che la primavera arriva, sempre.

P.S: Grazie Jessica, amica e amica di amica.

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Un tartan non si nega a nessuno

 

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Soprattutto se a chiedertelo sono tuo fratello e la sua futura sposa come regalo di nozze. Non un kilt, non un copricapo alternativo al tradizionale velo in tulle, non una coperta destinata ai pic-nic della domenica, ma la riproduzione del classico tessuto scozzese su una parete di circa cinque metri quadrati, in soggiorno.

Ovviamente, sapevano che avrei preso la cosa molto sul serio. E’ iniziata così una lunga e affascinante ricerca sul tartan, in uso nelle Highlands fin dall’infinito passato e sopravvissuto a invasioni, guerre, carestie, morti (in gaelico, tarsainn significa “attraverso” – ottima metafora, mi pare, del suo aver attraversato secoli di storia), identificativo delle diverse regioni del territorio, poi dei clan che le hanno abitate, oggi simbolo di una nazione. Attualmente esistono centinaia di pattern diversi, ma il matrimonio di mio fratello mi sembrava un avvenimento più che autorevole per la creazione di un tartan ad hoc, come da tradizione.

Trama e ordito hanno diversi colori ma uguali rapporti spaziali all’interno della composizione; la loro sovrapposizione genera nuove sfumature e nuove proporzioni, che possono essere ripetute all’infinito secondo un vibrante ordine matematico.

Proprio come la trama e l’ordito di un tartan, mio fratello e sua moglie tessono equilibri perfetti che generano sfumature (e bambine) bellissime.  Insieme adorano percorrere chilometri di corsa in mezzo alla natura, meglio se montana, entrambi amano bere whisky, meglio se scozzese. Indovinate dove sono stati in viaggio di nozze.

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P.S: La loro collezione di whisky ad oggi conta circa 60 bottiglie, e una l’ho ricevuta in regalo lo scorso Natale. Non posso che fare un brindisi alla fine di questo post: al loro tartan, al loro modo di attraversare la vita, e alla prossima “sfumatura” in arrivo.

Come se fossi sempre in vacanza

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Dopo il viaggio a Londra e l’innamoramento per Ellsworth Kelly (di cui parlo nel post precedente), non vedevo l’ora di entrare nella casa che avevo appena acquistato e dare il via ai lavori.  Ho scelto un appartamento costruito a Torino negli anni Cinquanta durante il boom della Fiat, dove oggi i pavimenti sono ancora le graniglie di allora, le stesse che ricordo lucidare da mia nonna ogni sabato mattina (rituale che confesso di compiere con meno frequenza).

Le pareti del bagno sono diventate nere (ci ho dedicato la head image di questo blog tanto mi piacciono), in sala da pranzo e corridoio Ellsworth Kelly come se non ci fosse un domani (tutto su fondo grigio di diverse tonalità), mentre il delizioso cucinino con mattonelle bianche e vascone in ceramica, sempre Fifties, si è aggiudicato un lavagna color antracite (il “cerchio dark” andava pur chiuso – il bagno è di fronte alla porta di ingresso, il cucinino in fondo vicino alla veranda).

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Mancava la camera da letto. Avevo iniziato a rimuovere dalle pareti una pesantissima tappezzeria anni Ottanta un caldissimo, umidissimo giorno di agosto. Sotto ci avevo trovato, in ordine stratigrafico e separati l’un l’altro da una quantità di colla che li avrebbe voluti insieme per sempre, gli anni Settanta e Sessanta. Ero stanca e sudata. E non ero ancora andata in vacanza (al mare).

Così a settembre sono partita per il Cilento. Ero innamorata e felice, e andavo a raggiungere il mio (mettiamo agli atti il prefisso ex) fidanzato. Il lieto fine di questa storia è la grande parete dietro al mio letto, quella nell’immagine che apre il post. Al ritorno da quel viaggio sapevo con quale sensazione avrei voluto addormentarmi la notte e svegliarmi il mattino. L’amore per le geometrie composte è entrato anche in camera; i colori sono quelli della sabbia calda, taumaturgica amica della mia cervicale stressata, e di un mare in cui il mio corpo leggero non aveva mai nuotato prima di allora. Il bianco è lo spazio su cui scrivere qualcosa di nuovo, e di bianco c’è sempre bisogno.

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P.S: Questo è l’ultimo post dedicato alla mia casa, forse.

A pranzo con Ellsworth Kelly

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Il titolo di questo post suona forse un po’ macabro, perché il grande artista americano fra i più noti esponenti dell’Hard edge painting è mancato all’età di 92 anni il 27 dicembre 2015. Eppure.

L’estate scorsa sono stata qualche giorno a Londra. Più degli interiors di alcuni locali di Shoreditch, più della lenta maestosità del Tamigi, più di un aperitivo a South Bank al tramonto, ciò che mi è rimasto nel cuore è stato Ellsworth Kelly alla Tate Modern.

Blue, Black, Red, 2006
Méditerrannée, 1952

“Chiediamo all’arte un senso di stabilità, in opposizione al caos della vita di tutti i giorni. E’ un’illusione, ovviamente.” E. Kelly

Queste geometrie cromatiche astratte e composte, di una potenza misurata, di una saggezza umana e artistica tangibile, io le ho volute portare con me. Le ho reinterpretate con forme e colori diversi cercando il mio “senso di stabilità”, dipingendole più tardi sulle pareti della sala da pranzo e del corridoio della mia casa. Non è certo la stessa cosa, non è come avere una sua opera appesa sopra al tavolo a cui mangio o davanti alla scrivania da cui spesso lavoro; ma una creativa (forse non illusoria) “opposizione al caos di tutti i giorni” mi sembrava un buon punto di partenza per una nuova, fissa dimora.

P.S: Scrivendo questo post, ho scoperto che la mia personale rielaborazione di Blue, Black, Red ricorda, per accostamenti cromatici, una sua litografia su carta (Untitled, 1972, immagine sotto a destra). Come a dire, Ellsworth Kelly, che mi sei davvero rimasto nel cuore. Grazie di tutto.

Amore che lascia il segno

 

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Tutto è iniziato nel 1998 quando, ancora iscritta a lettere moderne con indirizzo storico-artistico, decisi che volevo fare la salvatrice delle opere d’arte che studiavo sui libri. Da allora sono trascorse lunghe estati sui ponteggi, a ridosso di facciate monumentali infuocate dal sole, e lunghi inverni in chiese fredde di campagna e di città (ma il freddo era lo stesso). Poi di nuovo l’università, questa volta una laurea in conservazione e restauro di dipinti mobili su tela e tavola e sculture lignee policrome, e infine una laurea in conservazione e restauro dei materiali polimerici dell’arte moderna e contemporanea.

La passione per la decorazione di interni è nata parallelamente allo studio dei materiali pittorici tradizionali e moderni e delle tecniche artistiche, che ho rielaborato e applicato in contesti diversi, divertendomi un mondo. L’amore per il design e l’interior design è arrivato dopo poco, e anche lui ha lasciato un segno.

Ecco di che cosa parla questo blog.

P.S: L’immagine che ho scelto per il mio primo post è ad alto contenuto emotivo. Quello è il bagno (sì, ha le pareti nere) della mia nuova casa; in primo piano svetta l’appendiabiti anni Cinquanta su cui mio nonno paterno adagiava con cura cappello e giubbotto, ogni sera. Me lo ricordo come se fosse successo ieri. Gli oggetti raccontano storie e fanno giri strani, e conservare significa mantenere in vita.